Percorsi e itinerari, In treno da Rieti a Sulmona



Dalla Sabina all'Abruzzo, fra una neve inattesa ed i mandorli in fiore

La vita è fatta di passioni.

Passioni piccole, passioni grandi.

Con alcune sei nato, sono parte di te; altre si accendono e si spengono in un istante, come lucciole le sere di maggio, ma ti riempiono lo stesso la vita e ti riscaldano il cuore.

Io non lo so ancora se quella per i piccoli viaggi su ferrovie dimenticate e poco note mi accompagnerà per molto, ma - finché dura - mi piace condividerla con voi che leggete, amici cari e visitatori sconosciuti.

Go Sabina

Ho iniziato qualche settimana fa con il breve racconto di un viaggio fra Fara Sabina e il Trasimeno, un itinerario di terra e d'acqua, dalle sponde di un fiume alle rive di un lago. Questa volta vi dirò invece di un percorso che serpeggia fra i monti ed unisce due piccole città di sorprendente bellezza, Rieti e Sulmona, passando ai piedi di una terza, che è stata splendida e che speriamo torni presto ad esserlo di nuovo, L'Aquila.

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Ma andiamo ai fatti!

Sabato 20 febbraio, sveglia all'alba: per partire dobbiamo raggiungere Rieti; vorremmo farlo con l'autobus, ma anche stavolta ci accompagna un quadrupede di 30kg con l'attitudine a stendersi nei passaggi comuni, obbligando le persone a scavalcarlo... meglio l'automobile.

Abbiamo deciso di prendere il treno delle 7:38 proveniente da Terni e diretto a L'Aquila, dove alle 9:27 ci attende la coincidenza per Sulmona: dovremmo arrivare alla stazione di cambio alle 9:01, quindi abbiamo un ampio margine per eventuali ritardi.

Nella stazione di Rieti la biglietteria non c'è più e quella automatica la stanno attivando quindi per fare il biglietto potete procedere tramite il sito web di Trenitalia o - come noi - acquistandolo semplicemente al bar della stazione.

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Ed ecco la prima sorpresa della giornata: appena attraversiamo la stazione e ci affacciamo sui binari, nella luce ancora incerta di un mattino nuvoloso, vediamo la neve, scesa fino in basso sul Massiccio del Terminillo e sui monti circostanti!

Questo vuol dire che probabilmente ci passeremo in mezzo percorrendo la tratta più alta della linea, nei pressi della stazione di Sella di Corno, dove la strada ferrata arriva quasi a 1000 m di quota; considerate che la stazione di Rieti si trova a 392 m... oggi si sale parecchio.

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Appena pochi minuti di attesa ed ecco arrivare il piccolo convoglio diesel che ci porterà dalla Sabina all'Abruzzo.

Solo due carrozze, ma oggi è sabato e questa linea (purtroppo?) è poco utilizzata, quindi entriamo e abbiamo l'imbarazzo della scelta perché con noi ci sono solo pochissimi altri viaggiatori.

Lo spettacolo inizia appena partiti.

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Dietro al finestrino appannato sfilano i campi coltivati, le alberature di pioppi , il rosso e il giallo dei salici capitozzati per ottenere vimini e "salci" da legatura, i banchi di nebbia accoccolati ai piedi dei monti; in cielo intanto, a poco a poco, si allargano grandi macchie di blu.

Scivoliamo lungo la piana di S. Vittorino, una zona umida di grande interesse e ricchissima di acque sotterranee; qui scorre il fiume di Rieti, il Velino e, mentre continuiamo a seguirlo, intravediamo a tratti anche la via Salaria che, fino ad Antrodoco, corre nella nostra stessa direzione.

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Ci affacciamo a destra e a sinistra come bambini che su un treno non ci sono mai saliti e, a vederci scattare foto come turisti giapponesi, qualcuno sorride... ma questi luoghi ti incantano se li guardi con gli occhi che meritano.

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Passata Cittaducale e poi Sant'Angelo Arriviamo ad Antrodoco - Borgo Velino, un tempo stazione importante e dotata di rimessa.

Quando il treno riparte, passando accanto al centro storico di questo piacevolissimo borgo, sappiamo che sta per iniziare la salita.

E allora, piano piano, la piccola locomotiva imbocca una galleria, inizia a curvare sulla sinistra e poi risbuca fuori dalla pancia della montagna, gira a destra, si immerge ancora sottoterra e poi via, si arrampica, lenta ma decisa, sul fianco del Monte Giano finché, dopo pochi minuti, vediamo Antrodoco farsi sempre più piccolo in basso dietro di noi.

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Siamo ancora in provincia di Rieti, ma a breve attraverseremo l'ultima stazione del Lazio, Rocca di Corno, inoltrandoci nell’altopiano cornino; in pochi minuti il paesaggio si è trasformato completamente.

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La neve che fino a poco fa vedevamo in alto sopra di noi, lontana, adesso si fa sempre più vicina; i boschi di querce e di carpini ancora spogli, sembra di poterli toccare e - se abbasso il finestrino - l'aria è fredda, pungente, quasi cristallina adesso che il sole splende in cielo.

E poi, finalmente, la incontriamo: la neve!

Poco più di una pennellata bianca forse - quest'anno si è negata ed oggi ha fatto solo una piccola concessione - ma abbastanza per trasformare un paesaggio già bello in qualcosa di altro, lontano, avventuroso.

Eppure siamo a poco più di mezz'ora di treno da Rieti, abbiamo appena lasciato la Sabina e - forse l'ho già detto troppe volte - mi accorgo ancora una volta di quanto sia bella l'Italia... Questa tratta ferroviaria è stata completata nel 1883: ve lo immaginate cosa poteva voler dire a quei tempi passare di qui in treno?

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Poco dopo Rocca di Corno, a 989 m sul livello del mare, la strada ferrata inizia a scendere verso L'Aquila, la vista spazia sulla sua grande piana e sui monti circostanti, bianchi anche loro, ma le immagini di quel breve tratto attraverso le montagne che abbiamo appena lasciato ancora ci accompagnano come un sogno ad occhi aperti.

Per riscuoterci dobbiamo arrivare alla piccola stazione di Sassa-Torrimparte, immediatamente prima del capoluogo abruzzese, dove, per puro caso, sale in treno un amico che non vedevamo da molto tempo e col quale condivideremo il resto del viaggio fino a Sulmona.

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Arrivati a L'Aquila, è d'obbligo impiegare i circa 20 minuti di tempo che abbiamo prima della partenza del Regionale diretto a Sulmona per una pausa cappuccino al bar della stazione: gentilezza, sorrisi e un buon profumo di caffè, che altro desiderare?

Anche il nostro compagno di viaggio peloso è contento della pausa, ma ben presto inizia a dare segni di impazienza: quando si riparte?

Alle 9:27 si risale in carrozza, anche stavolta il treno è semivuoto, quindi possiamo scegliere il posto senza fretta e riprendere il viaggio

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Fra una chiacchera e l'altra scattiamo qualche foto, commentiamo il paesaggio. Il treno intanto avanza sicuro attraverso la pianura verde, segue il corso del fiume Aterno, costeggiando dapprima alcuni insediamenti produttivi, poi solo campi, casolari e boschetti.

Superata la stazione di San Demetrio, il paesaggio cambia ancora, la ferrovia si accosta al fiume, lo scavalca, ci ripensa, lo accompagna ancora e infine ci inoltriamo in una valle boscosa, a tratti più ampia, a tratti meno, dove piccoli paesi, ponti nascosti e sparsi casali appaiono e scompaiono rapidamente alla nostra vista.

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A Molina - Castelvecchio Subequo, la ferrovia si inoltra nella valle di San Venanzio. Qui si trova l'omonima Riserva Naturale e, fra viadotti e gallerie, si aprono scorci di rupi bianche eroicamente colonizzate dal Pino Nero, protagonista ingiustamente sottovalutato di tanti passati rimboschimenti in Appenino.

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Dopo Raiano la terra intorno a noi si distende nuovamente, siamo nella Valle Peligna e ovunque, fra i coltivi, si vedono i pennacchi bianchi e rosa dei mandorli in fiore: tra pochi minuti, infatti, arriveremo nella stazione di Sulmona, patria dei deliziosi confetti dal cuore di mandorla.

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Quando arriviamo sono circa le 10:30 e il sole splende senza alcun ripensamento. Noi salutiamo il nostro amico e ci incamminiamo a piedi verso il centro storico. E' una passeggiata di circa 2 km, si potrebbe prendere il bus, ma abbiamo tempo e ci piace, quando è possibile, arrivare lentamente nei posti che visitiamo, assaporando il gusto di scoprirli a poco a poco.

Come già sapete se avete letto altri miei articoli, non mi interessa fare la guida turistica, né sono bravo a farlo, quindi non scriverò nulla su Sulmona: trovate tutto su internet o sulle guide.

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Ci tengo però a dirvi che è una cittadina bellissima e ben curata, ricca di storia e di luoghi che meritano di essere visitati. E' un posto accogliente, i negozianti sono gentili e il sabato nella piazza principale si tiene un grande mercato.

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A noi è piaciuta molto e l'abbiamo girata in lungo e in largo a piedi.

Alle 15:46 eravamo di nuovo in stazione, seduti ancora su un treno piccolo, ma stavolta supermoderno, confortevole e luminoso che ci ha riportati indietro, percorrendo a ritroso lo stesso tragitto del mattino.

Con l'avvicinarsi del tramonto era diversa la luce ed erano diversi i nostri occhi, così ci è sembrato quasi di trovarci ancora su un percorso nuovo, interamente da scoprire.

A tutti voi che vivete ogni giorno come una scoperta, buon viaggio!

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TESTO E FOTO

Giorgio Pace - Go Sabina

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