Percorsi e itinerari, In treno da Fara Sabina a Castiglion del Lago sul Trasimeno



Breve viaggio a otto zampe fra la Sabina e l'Umbria

Inizio sempre un viaggio come una storia: senza sapere come sarà, pieno di aspettative e con la voglia, da un lato, di arrivare presto in fondo per poterlo raccontare e, dall'altro, di viverne ogni attimo intensamente affinché duri il più a lungo possibile.

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Il punto è che, per questa volta, non vi parlerò di ulivi, anche se a dire il vero ce n'erano tanti e belli, vi racconterò piuttosto un piccolo viaggio in treno attraverso la Sabina Tiberina fino all'Umbria, un percorso lungo un giorno, facile e alla portata di tutti.

Se lo avessimo fatto in auto probabilmente non lo avrei raccontato, un po' perché se guido sono troppo impegnato a sopravvivere per godermi i luoghi che attraverso, un po' perché in realtà non mi piace molto annoiare gli altri con i fatti miei.

Ma il treno è un'altra cosa.

Il treno fa subito avventura, Orient Express, selvaggio West, incontri inaspettati e panorami insoliti che sfilano veloci e trasognati... è sempre così, anche se hai fatto il pendolare per una vita e mille volte lo hai maledetto nei suoi ritardi sognando di poter andare al lavoro col teletrasporto, se sali in treno e non hai fretta la tua prospettiva si trasforma.

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Sabato 6 febbraio 2016, stazione di Fara Sabina - Montelibretti, alla biglietteria automatica acquistiamo tre biglietti per Castiglion del Lago: due adulti e un ragazzo. Sì, ecco, per chi possiede un cane e non lo sapesse già, i quattro zampe piccoli viaggiano gratis, quelli grandi pagano il 50%, ma poiché non troverete un biglietto proprio per loro, basta scegliere la tariffa ragazzi e siete a posto.

Il treno per Poggio Mirteto delle 8:11 è già pronto sul binario, noi dobbiamo arrivare fino ad Orte quindi avremmo il treno alle 8:26, ma decidiamo di salire lo stesso e percorrere questo primo tratto di ferrovia per poi scendere ed aspettare la coincidenza a Poggio Mirteto Scalo: oggi in fondo quello che conta non è essere efficienti, ma farsi portare via e godersi ogni cosa con occhi più grandi.

Cominciamo bene, il treno è vuoto, calduccio e il capotreno è una ragazza gentile.

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Accanto a noi iniziano a sfilare i campi coltivati che ci accompagneranno per tutta la valle del Tevere e, dopo pochi minuti, ecco anche lui, il grande fiume che scorre un po' fiacco nell'area della Riserva Naturale Tevere-Farfa.

Il primo tratto dura poco, in 10 minuti siamo alla stazione di Poggio e scendiamo ad aspettare il treno successivo diretto ad Orte.

Qui la banchina si trova a pochi metri dalle sponde del fiume e, guardando verso le colline dove sono Nazzano e Torrita Tiberina, si vede correre anche il profilo dell'Acquedotto del Peschiera diretto a Roma: ci sono passato mille volte, ma ci credete che non lo avevo mai notato?

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Puntualissimo di lì a poco arriva da Roma il treno diretto ad Orte, quindi via di nuovo lungo le campagne Sabine, attraverso le stazioni di Gavignano, Collevecchio, Civita Castellana, Gallese... sempre accanto al corso del Tevere che resta protagonista indiscusso del paesaggio, almeno fino a quando non compare sullo sfondo anche il Monte Soratte, isola solitaria ed imponente che emerge dalla pianura e la domina con la sua massa scura di vegetazione sempreverde.

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Qua e là si scorgono vecchie case coloniche abbandonate, casali ed aie spesso vuote, che riportano il pensiero ad altri tempi e ad altre vite, a ritmi differenti da quelli che ci tramortiscono ogni giorno. Non mi fraintendete non sono di quelli che idealizzano la vita dei "contadini" di 60 anni fa facendo finta di ignorare quanto potesse essere dura, voglio solo dire - sembra incredibile - che basta mezz'ora di treno attraverso questi luoghi per cominciare a respirare più a fondo ed iniziare a fantasticare.

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Ci vogliono circa quaranta minuti da Poggio Mirteto ad Orte; sul treno viaggiano poche persone, del resto è sabato mattina e, anche se questa linea va in direzione Firenze, chi viaggia verso Nord per vacanza o per lavoro in genere preferisce i treni ad alta velocità da Roma; questi convogli regionali vanno bene quando si ha tempo, come oggi.

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Scesi alla stazione di Orte abbiamo circa 30 minuti prima della partenza del treno Regionale Veloce 2308 diretto a Firenze e allora perché non concedersi un cornetto con la panna da affogare nel cappuccino al vicino Caffè Garibaldi? Gentilezza e disponibilità, anche nei confronti del nostro compagno di viaggio peloso, ci accompagneranno per tutto il giorno: si vede che siamo fortunati oppure che coi nostri zaini e le nostre facce da ex-ragazzi ispiriamo simpatia... meglio così.

Rientrati in stazione, mentre camminiamo su e giù per il marciapiedi per scaldarci - nel frattempo il cielo si è coperto e tira un venticello abbastanza freddo - notiamo che qua e là lungo i binari si possono ancora ammirare le vecchie colonne rifornitrici per mezzo delle quali le locomotive a vapore venivano ricaricate di acqua.

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Incuriosito ho letto qualcosa in proposito, scoprendo che queste eleganti strutture metalliche sormontate da un lampione, erano parte di un complesso e capillare sistema di stoccaggio e distribuzione dell'acqua sempre presente nelle stazioni, al servizio del quale erano adibiti agenti e funzionari appositamente preparati.

Puntualità.

Il Regionale Veloce proveniente da Roma Tiburtina arriva in perfetto orario e siamo ben contenti di salire su per accomodarci al caldo.

Questa volta un po' di passeggeri ci sono. In fondo non sono così pochi quelli che preferiscono i treni regionali a quelli veloci, non foss'altro per il costo decisamente inferiore oppure perché oggi neanche loro hanno fretta

Che siamo su un treno più frequentato si capisce anche dal passaggio di un venditore di bibite e panini attrezzato con un improbabile, ma funzionale carrello fatto di cassette sovrapposte e unite col nastro adesivo.

Ripartendo verso nord il paesaggio visto attraverso il finestrino inizia a cambiare, ancora campi coltivati, sì, ma gli spazi pianeggianti si restringono, ci sono più rilievi sullo sfondo e si intravedono boschi cedui interrotti qua e là da bianche formazioni calanchive.

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Passando accanto a Orvieto per un po' la campagna è scandita da grandi vigneti, poi, piano piano, la terra si distende di nuovo, gli spazi si allargano, prevalgono ancora una volta le grandi estensioni arate che accoglieranno cereali o foraggi e lo sguardo si perde lontano.

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L'ora di viaggio che ci separa dalla nostra meta passa in un soffio e, tutto ad un tratto, riconosciamo sulla destra il profilo di Castiglion del Lago, alto sulla pianura circostante e proteso sul Trasimeno come un bastimento in procinto di salpare.

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Sono circa le 11:10, c'è di nuovo il sole e noi siamo felici.

Con meno di tre ore abbiamo raggiunto la meta che ci eravamo prefissati, senza nessuna fatica, anzi, riempiendoci gli occhi di bellissime immagini e pensando già ai prossimi percorsi da poter fare in treno.

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In realtà la giornata è ancora lunga, ma non voglio annoiarvi con troppe parole, né togliervi il piacere di scoprire da soli quanto sia gradevole questo piccolo antico borgo, con il suo castello, i suoi olivi secolari, la sua vista panoramica su tre lati verso il lago Trasimeno e le sue isole.

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Ovviamente anche il viaggio di ritorno lo abbiamo fatto in treno, Regionale Veloce delle 16:47 fino ad Orte e da lì Regionale delle 18:31 per Fara Sabina: arrivo alle 19:19.

Peccato che le giornate siano ancora corte e che quindi durante il rientro non abbiamo potuto vedere moltissimo, ma in treno è bello anche questo, quando fuori è buio e puoi ricordare e immaginare quello che hai visto al mattino, mentre fuori le luci dei paesi che incontri scorrono veloci e il cane dorme accoccolato ai tuoi piedi.

TESTO E FOTO

Giorgio Pace - Go Sabina

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