Attività, Rodin, un grazie alle modelle ciociare



Un articolo di Michele Santulli

Non è semplice a spiegarsi come mai il Museo Rodin di Parigi ha pressocché azzerato e emarginato la figura del modello d’artista che pertanto così fondamentale ruolo ha rivestito nella opera creatrice dell’artista. Vogliamo ricordare, compatibilmente con lo spazio consentito, quanto il successo planetario dell’artista è collegato ai suoi modelli. Inutile aggiungere che l’artista stesso ha più volte rammentato e con parole suggestive, tali donne, in particolare la rara perfezione e la loro bellezza ‘mediterranea’: di una di queste, Marianna Mattiocco di Cassino disse, si racconta, che era la donna più bella della Francia e ne realizzò una scultura a significare la Francia! Il silenzio del Museo è pari a grave offesa all’artista stesso; perfino il termine Ciociaria è sconosciuto: si scambia con ‘Abruzzi’ o ‘Italia centrale: eppure i modelli di Rodin erano in gran parte ciociari!

Un giorno del 1878 -1879 si presenta al suo studio un personaggio dimesso nell’abbigliamento, aitante e atletico, la barba lunga ed incolta, i capelli neri lunghi, sui trentanni, certamente non profumato: era arrivato il giorno prima o due, con la moglie e tre o quattro figli, spingendo un carretto in un viaggio durato tre mesi. Appena Rodin lo vide, ne resta letteralmente abbagliato, come lui stesso descriverà nelle sue memorie. Era l‘uomo che stava cercando per il San Giovanni Battista che aveva in mente. E così avvenne e nacquero le diverse opere che illustrano il Battista, capolavori a tutti noti, presenti nei musei del mondo e che sono il perfetto ritratto del modello: Cesidio Pignatelli, originario di un paesello della Ciociaria. Lo ritroviamo nel ‘Bacio’ celeberrimo dei medesimi anni e in altre opere, quale il ‘Pensatore’ famoso dovunque. Cesidio posò anche per un altro titano dell’arte: Matisse. Rodin, risolto il Battista, si trovò di fronte a una preoccupazione ulteriore: dietro incarico del Governo aveva scolpito l’Adamo, ora gli necessitava la donna per l’Eva, che non aveva ancora. E venne Maria Antonia Bruzzese, forse presentata da Cesidio stesso, visto che abitavano nella stessa via. Anche lei originaria del medesimo paesello ciociaro. Aveva 17-18 anni, una pesca ormai matura, sulla pedana davanti all’artista nella sua sfolgorante nudità e perfezione delle forme ‘mediterranee’: fu non ispiratrice ma certamente protagonista e attrice di opere che sono patrimonio dell’ umanità: ‘La donna accovacciata’ una scultura che solo un genio poteva inventare e creare e poi ‘Il torso di Maria’ cioè il corpo sfolgorante di Maria trasceso letteralmente in un piccolo busto in gesso, poi assemblato in altre numerose creazioni; con Cesidio è sicuramente la protagonista del ‘Bacio’; e poi venne il capolavoro: Eva! Su questa scultura in grandezza naturale originariamente in terracotta, la letteratura si è profusa in descrizioni e commenti che lasciamo al lettore interessato di rinvenire nella rete e anche nel sito inciociaria.org.E’ un’opera per la originalità delle forme e della composizione che le parole hanno difficoltà a descrivere: bisogna averla davanti. A Parigi un esemplare al Museo Rodin e un altro ancora più affascinante in una aiuola verde davanti al Museo dell’Orangeie. Maria Antonia terminò con questa scultura, incompiuta, la sua collaborazione durata quattro-cinque anni con Rodin poiché tra gli allievi del maestro conobbe un lord scozzese che la fece sua moglie e baronessa! Il libro MODELLE E MODELLI CIOCIARI a Roma, Parigi e Londra 1800-1900 getta luce su tali esperienze fuori del comune.

Adele e Anna erano due sorelle, anche esse originariamente dei medesimi luoghi che pure sono le creature attrici e protagoniste dell’opera dell’artista. Si tenga a mente che le creazioni di Rodin eccezionali e uniche nella storia dell’arte sono forse una trentina, ma la quantità diffusa e messa in circolazione ammonta a migliaia e migliaia di esemplari, come nessuno scultore ha ottenuto: la sua abilità e anche scaltrezza commerciale consisteva, grazie ad una fantasia ed inventiva rarissime, di mettere assieme, di combinare, diversi elementi di varie sculture, teste, busti, corpi, gambe, ecc. e creare nuove opere, e in diverse dimensioni, quindi un numero incontrollabile di opere in bronzo: un livello, come fu già compreso alla sua epoca, quasi industriale! Ma ecco il punto, le opere d’arte che lo eternano, a parte la inimmaginabile componente commerciale, sono in generale, salvo qualche unità, quelle per le quali hanno posato le sue modelle e modelli ciociari: Adele e Anna sono quelle che massimamente hanno ispirato e stimolato nell’artista la vena del disegnatore: esse passeggiavano e si muovevano davanti a lui, assumendo anche posizioni e movenze le più inusitate e anche apparentemente audaci: lui ne tratteggiava affascinato le movenze con gli occhi fissi ai loro corpi in movimento senza guardare quanto tratteggiava sulla carta: disegni e schizzi e abbozzi in numero, è stato calcolato, di circa diecimila che rappresentano artisticamente una pagina fondamentale della storia dell’arte. Di Adele si ricorda una scultura incredibile il cui prototipo accoglie appena si entra nel Museo Rodin di Parigi e di cui esistono vari esemplari in bronzo in parecchi musei del pianeta: Iris la Messaggera degli dei: se ne ammiri la immagine e l’audacia incredibile della posizione. Ad Adele l’artista dedicò anche ‘Il Torso di Adele’. Anna invece, che ebbe una lunga relazione con l’artista durata molti anni, posò per la ‘Toletta di Venere’, per la ‘Faunessa inginocchiata’ e per ‘Cibele seduta’ e per ‘Cibele distesa’.

Agli inizi del 1900 fu presentato a Rodin un altro modello ciociaro: Libero Nardone da Casalattico, così perfetto nel corpo che l’artista nella sua agenda, unica volta, affianco al nome annotò: admirable con due +. Libero Nardone con un’altra incredibile modella ciociara, pure del medesimo luogo delle altre, Carmela Caira, detta la Venere di Montparnasse, posò per la versione in marmo del ‘Bacio’ oggi al Museo Tate di Londra.

L’artista stesso confessò nelle sue memorie che l’opera per lui più significativa ed impegnativa e che più lo aveva occupato fu un’altra: la scultura del grande scrittore Honoré de Balzac e quanto lo aveva afflitto per alcuni anni fu il volto da dare. E dopo non pochi tentativi di cui esistono i gessi e i bronzi, alla fine trovò la fisionomia giusta: in uno degli spartitraffico creati dall’incrocio del Bd. du Montparnasse col Bd. Raspail, quello di fronte al famoso caffè la Rotonde e di fronte anche al caffè Charivari, si leva una scultura in bronzo maestosa su un alto piedistallo che illustra Balzac avvolto nel suo mantello domenicano, lo sguardo rivolto lontano: il volto solcato dalla fatica e dal sole e dai sacrifici, le chiome al vento, le occhiaie profonde, tutto poco a che fare col volto originario ben nutrito di Balzac! E’ il volto invece che Rodin gli ha riconosciuto dopo i sofferti tentativi e cioè quello di Celestino Pesce, anche lui umile creatura ciociara: Balzac è diventato Celestino e Celestino Balzac! Miracolo ancora dell’arte.

Michele Santulli


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