Foto della Sabina, L'area archeologica di Grappignano e dintorni


L'area archeologica di Grappignano e dintorni


Grappignano: insediamenti archeologici della Sabina Tiberina

Grappignano, nel comune di Collevecchio sorge su di un terrazzo fluviale, in un contesto geomorfologico, la Sabina nord-tiberina, che ha favorito lo stanziamento antropico sin dalla preistoria. Incastonata tra i monti Sabini e la media valle del Tevere tra colline di argilla e pianori tufacei intervallati da lembi di macchia mediterranea, domina la zona di confluenza del torrente Aia e il fiume Treja nel Tevere.

Quest'area, fu abitata in maniera più insistente dall'epoca paleolitica sino al medioevo, continuo ad essere frequentata anche successivamente, sino al secolo scorso come rifugio, anche da briganti. Per quanto riguarda il periodo preistorico sono stati rinvenuti reperti litici che attestano la presenza umana in tutte le fasi del paleolitico, schegge di selce, raschiatoi, punte di lancia, con una maggiore consistenza per il paleolitico medio, sono conservati nel museo civico di Magliano Sabina.

Nel periodo bronzo-ferro, si attesta la presenza di nuclei tribali insediati sui terrazzi alluvionali prospicienti le valli del Tevere e del torrente l'Aia,formando così un habitat per il controllo strategico dei canali fluviali e dei tratturi per le transumanze. A Grappignano abbiamo testimonianza su di un pianoro tufaceo di mq 150 di cavità circolari di circa 40 centimetri probabilmente usate come sede di pali lignei ed altre di 120 centimetri di diametro circa e di profondità superiore al metro, sicuramente cisterne e silos, però visibili nella parte sud occidentale del piano. Tutta l'area è circoscritta da incisioni verticali che interessano le parti perimetrali che formano una trincea lunga 8 metri e alta 80 centimetri, questo insediamento frequentato già dalla fine dell'età del bronzo parrebbe riscontrare analogie con un sito localizzato in Etruria del nord. In età arcaica orientalizzante l'area indicata era compresa in una rete insediativa molto articolata che si riconduce al territorio occupato dalle tribù Sabine da fosso Campana, dove si erge la rupe tufacea che pone il limite del pianoro del"Pagus" di Foglia (Magliano Sabina), il fosso di Casaglia, il Torrente l'Aia nella zona di (Poggio Sommavilla) sino a Stimigliano trovando come limite sud il fiume Tevere.

Il "Pagus"di Poggio Sommavilla, 30 ha circa, ne fu centro di riferimento, favorito soprattutto dalle naturali vie di comunicazione e da una guista distanza con Roma a differenza dei centri sabini dislocati nella parte sud, Cures ed Eretum che da sempre furono impegnati a contrastarne militarmente le mire espansionistiche, trova affinità invece con gli insediamenti arcaici di Magliano e Otricoli.

Sappiamo anche grazie a molti reperti archeologici trovati nella necropoli e negli insediamenti, ora conservati nel Museo Civico di Magliano Sabina, al museo Civico di Rieti, al Museo Nazionale di Perugia e Firenze, al Museum Art of Fine di Boston, e al Museo Nazionale di Copenaghen, che vi era una vera e propria produzione ceramica locale, erano presenti scambi culturali, economici e sociali, attraverso il Tevere con l'area del Latium Vetus, le aree Faliscia, Capenate, Vejana, Etrusca Vulsina Orvietana, Chiusina, attraverso i valichi dei Monti Sabini nell'area della conca Velina e la valle del Tronto, attraverso la Valle del Nera con l'Umbria e l'area medio adriatica e Picena. Dopo la conquista militare romana riconducibile al periodo medio repubblicano cessa lo stato oligarchico arcaico con l'introduzione dell'area nella tribù Clustumina, vista l' affinità Umbro-Picena dei Sabini. Resiste ancora abbastanza autonomia del "Pagus" di Poggio Sommavilla, si presume che in località Fontanile Madonna del Piano, dove esistono resti di una Torre "Mozza" di origine romana connessa a una costruzione Alto Medievale, sia sorto un campo romano di controllo, divenuto sede di un probabile Foro. Sorgono le villae rustiche,con il conseguente sfruttamento imposto delle materie prime e risorse umane, l'articolazione dell'assetto viario esistente e gli approdi al Tevere furono utilizzati dai romani per veicolare le merci nell'urbe.

Nell'area di Grappignano troviamo il passaggio di un crocevia di direttrici che collegavano Monte delle Palme, dove ancora si possono trovare resti del fondo stradale basolato, al"Pagus" di Poggio Sommavilla con quello di Foglia e quell'asse evidenziato anche dalla Tabula Peuntigeriana che da Forum Novum collegava la via Flaminia e l'ager Falisco attraverso il guado del Tevere in località Colle Tondo vicino Grappignano,dove si trovano ancora resti della lastricatura della strada.

Con l'avvento dell'impero, I sec. a. C., l'area fu introdotta nell'ager Foronovanus elevato a Municipio, si ha la cessazione di ogni forma di produzione autonoma locale. Abbiamo testimonianza nella zona del Sacramento non lontana da Grappignano, di una fornace per la produzione di materiali laterizie che probabilmente doveva rifornire Roma, anche se è stato rinvenuto molto materiale proveniente dalle aree statoniense-amerino e ortano-narniense. Diversi materiali d'epoca imperiale sono stati ritrovati a Grappignano, in un'area interessata da cavità e cunicoli ora chiusa, chiamata "A grotte der Djavolu".

A Grappignano nella parte sud del pianoro sopra descritto possiamo ancora ammirare i resti di una struttura fortificata medioevale di carattere difensivo e di controllo delle vie di comunicazione del "Gualdo". Costruita su preesistenti mura Romane, costituita nella parte nord da una torre subito sopra il fossato che taglia in due il pianoro, dove si possono notare ancora le feritoie difensive e il torrione che insiste verso la valle del torrente l'Aia, circoscritto da rupi, speroni tufacei e pendi sostenuti da sostruzioni, che nascondono cisterne, cunicoli e cavità.

Le prime citazioni Medioevali al tempo di Carlo Magno re dei Longobardi lo riportano con il nome di Carpinianum, faceva parte del Gastaldato di Cicinianus, (Cicignano frazione di Collevecchio) con Thoccia, Fianello e la villa di Agrippa a Montebuono appartenenti al Ducato di Spoleto. Con l'estensione del potere del monastero Longobardo di Farfa ne divenne feudo, si ha notizia che un certo Gualperto chiede a Farfa che gli vengano dati in uso i beni da lui donati precedentemente,siti in Fianello e Carpiniano. Con l'avvento di Alberico II Duca di Spoleto affidò all'abate Leone il monastero di San Salvatore Maggiore sul Soratte con molte terre della Sabina, in un passo del Chronicon p. 26del Monaco Benedetto del Soratte tratto dalla (Storia di Collevecchio sede della diocesi e della provincia Sabina, Umberto Mattei 2003), sulla zona di Grappignano si legge:" fundum Antiscanis, vinealis petite sex, toti in massa de Tocie petite de tera hubi dicutur a Saline, tres petite de terra a fundum Antiscanu a Monumento usque ad ripam castri Summa Villa, fundum Antiquum cum aliis nominibus integro, fundum Casali hubi est ecclesia Sancti Valentini, cum fundu Carpiniano"; cioè, sei pezze di terra del fondo Antiscano, tutte le pezze de terra nella Massa di Toccia dove si chiama Salina, tre pezze di terra del fondo Antiscano dal Monumento sino alla ripa sotto il castello di Poggio Sommavilla, il fondo Antico per intero con tutti i suoi vocaboli con il Casale ove è la Chiesa di San Valentino e il fondo di Grappignano. Fece parte della septimiliana, dopo il 1000 passo feudo del monastero di Farfa. Nelle prime decadi del mille Giovanni Arduino occupa infeudandosi Toccia e Grappignano, sappiamo che esisteva una chiesa dedicata a San Giovanni, ma presto ritorna alla septimiliana farfense.

Nel 1193 fu dato feudo da Papa Celestino III, Giacinto dei Boboni, all'Abbazia di San Salvatore maggiore di Soratte, fu feudo dei Taddellini, fu occupato da Magliano nel 1283 insieme a Toccia e Poggio Sommavilla in un periodo di lotte fra Guelfi e Ghibellini e di forti mire espansionistiche sulla Sabina nord-tiberina, della cittadina di Narni.

Nel 1302 fu feudo di Napoleone Orsini insieme a Toccia e Poggio Sommavilla, la chiesa fu dedicata a San Nicola, nel 1344 morto Napoleone Orsini fu concesso insieme a Foglia, Poggio Sommavilla, Vacone, Rocchette di Gallese agli eredi Orsini. Quando anche Collevecchio fu fatto feudo Orsini nel 1368 Grappignano dipese da esso, venne menzionato per l'ultima volta nel 1416 come prelevante 15 rubbie di sale nel "liber secunde imposite salis et focatici". L'area di Grappignano è stata fino ad oggi rifugio e zona franca da Agricoltori, Pastori, Briganti, Viandanti e chissà.

Questa parte di Terra, rimasta inviolata per secoli, in una dimensione ancestrale dove ancora si poteva percepire la connessione della testimonianza umana delle genti che per millenni l'hanno frequentata, in un contesto di delicato equilibrio ambientale, e' stata recentemente danneggiata irreparabilmente dall'ignoranza, la presunzione, la superbia, il business di chi se ne fa ragion di vita.

Testo e foto di Matteo Paoletti

panoramio

ambiente paesaggio 2000