Attività, Matisse, un grazie ai modelli ciociari



Un articolo di Michele Santulli

In una nota passata si è illustrato quanto la celebrità di Rodin sia collegata e quasi scaturiente dal suo rapporto con le modelle e modelli ciociari e allo stesso tempo la quasi zero ricerca e cura nei loro confronti da parte del Museo parigino a lui dedicato: infatti ancora oggi ignorano la modella Maria, ancora oggi non sanno come si chiama Pignatelli, ancora oggi ignorano i dati anagrafici di Adele e parecchio altro. Qui vogliamo ricordare e portare alla conoscenza del lettore il medesimo rapporto determinante e significativo intercorso tra l’altro titano della Storia dell’arte occidentale, Henri Matisse († 1954), con le sue modelle e modelli ciociari, anche questo un episodio assolutamente unico.

Negli anni 1900-1903 il giovane Matisse frequentava assiduamente lo studio di Rodin, divenuto una specie di industria dell’arte, tante le opere maggiormente in bronzo che ne uscivano ogni giorno. Ed è qui che resta impressionato dalla figura del modello Cesidio Pignatelli originario della Valcomino che anni prima aveva posato per alcune opere divenute dei veri capolavori di Rodin. Matisse ingaggia Cesidio e iniziano le pose per una scultura in bronzo alta circa 92 cm Il Servo che lo tenne occupato molto intensamente per alcuni anni, qualche studioso parla di circa 500 pose, di Pignatelli sulla pedana. Lo ritrasse anche in una serie di acquarelli sparsi nei musei e in un olio importante alto 99 cm al Museo di Arte Moderna di New York.

Nel medesimo periodo 1900-1903 incontriamo Carmela Caira, nota come la venere di Montparnasse, anche lei della Valcomino, che Matisse vide nello studio di Rodin mentre posava con Libero de Libero, modello di Casalattico, per la versione in marmo del Bacio oggi al Museo Tate di Londra: rimase colpito dalle sue forme giunoniche che avevano affascinato non solo il vecchio Rodin sempre sensibile a certi richiami ma incantato anche Whistler e E.Bernard e Pascin. Matisse la ebbe nuda e sfolgorante in primo piano davanti a lui in quel capolavoro che battezzò con un vezzeggiativo, Carmelina, oggi gloria del Museo di Boston. Sempre in questi anni si imbatte in una ragazzina splendida nelle forme, pure dei medesimi luoghi benedetti, Rosa, che posa davanti a lui e anche davanti ai suoi amici pittori e successivamente,1906, la fa protagonista e interprete di un’opera del massimo significato nella storia dell’arte: La gioia di vivere, perché segna una tappa determinante: è la prima volta infatti che il colore assoluto diventa protagonista e non più la figura: tutto sgorga dal colore! E’ il cosiddetto stile fauve! E Rosa è la modella del fondamentale dipinto oggi alla Fondazione Barnes a Philadelplhia, la riconosciamo perfettamente dal corpo perfetto nella figura a sinistra in piedi nuda.

Nell’autunno 1916 Rosa presenta la sorella Loreta a Matisse il cui studio si trovava al quarto piano di un antico palazzo del Lungosenna di fronte all’isola sul fiume: superati i primi incontri alquanto incompresi e imbarazzati tra artista e modella, iniziò un lungo periodo durato circa otto mesi che rappresenteranno per l’artista una parentesi determinante della sua vita artistica in quanto a contatto con la sua modella ciociara e grazie alla realizzazione di circa cinquanta dipinti con lei protagonista, si liberò gradualmente delle vecchie forme e stili per approdare a nuovi linguaggi ed espressioni che costituiranno la nuova personalità e tecnica dei successivi quaranta anni di attività a Nizza. Raccomandiamo il testo “MODELLE E MODELLI CIOCIARI a Roma, Parigi e Londra nel 1800-1900”. Loreta, che l’artista denominava Lorette o Laurette in molte opere, rappresentò, quasi una cesura, l’episodio più costitutivo e fondante della sua esistenza, e non solo come artista. Alla sua morte gli eredi tra le opere ammucchiate nello studio, con meraviglia ne trovarono due molto importanti con Lorette in primo piano, opere risalenti a quaranta anni prima, di cui una era stata esposta e presentata in qualche mostra, un’altra in cui Lorette è distesa per terra con un abito che è una sinfonia di colori -oggi al Museo Naz. Pompidou di Parigi: Lorette à la tasse de café- l’artista non lo aveva mai esposto e mai mostrato. Al lettore le interpretazioni. E’ incredibile, a nostro avviso, e perfino assurdo, che tra le carte dell’artista non si sia trovata non dico un rigo concernente tale sua fondamentale esperienza con la modella ciociara ma una lettera o una cartolina o un biglietto o uno scarabocchio di Loreta all’artista. E qualche motivo vi potrebbe essere a spiegazione di tale assenza di testimonianza, motivo perfino impellente e sconvolgente, come si riporta nel libro sopra citato!

Sia quella di Rodin come questa di Matisse così come in altri casi che ci auguriamo di illustrare in prosieguo, sono pagine della storia dell’Arte chiaramente di notevole significato che finalmente cominciano a riscuotere attenzione e partecipazione da parte degli studiosi e dei cultori: le distrazioni e rimozioni e omissioni di cui da sempre sono state fatte segno queste umili creature cominciano dunque a diradarsi.

di Michele Santulli

La didascalia:

H.Matisse: Lorette à la tasse de café, 91x148, Museo Naz. Pompidou, Parigi.


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