Il Ratto delle Sabine: il mito fondativo di Roma diventa un balletto in prima
assoluta a Rieti con l’étoile Susanna Salvi. Sinibaldi e Rosati “Orgogliosi di
accogliere Susanna Salvi nella sua città per un evento che unisce mito,
identità e grande danza”. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.
Il 31 maggio 2026 il Teatro Comunale “Flavio Vespasiano” di Rieti ospita la prima assoluta
de Il Ratto delle Sabine, nuovo spettacolo ideato da Susanna Salvi, étoile italiana e
interprete principale della produzione, a cui il Comune di Rieti, per il tramite del
l’Amministrazione della Città dell’Aquila, ha affidato la direzione artistica del progetto,
realizzato con il patrocinio del Teatro dell’Opera di Roma.
Lo spettacolo si inserisce nelle iniziative collegate a L’Aquila Capitale Italiana della
Cultura 2026 ed è prodotto da Mandala Dance Company, compagnia di danza
contemporanea diretta da Paola Sorressa, codirettrice artistica dell’evento insieme a
Gianluca Bocchino.
Il tema, largamente interpretato dalla cultura occidentale, continua a esercitare il suo
fascino attraverso il linguaggio universale dell’arte tersicorea.
Ispirato all’episodio leggendario del Ratto delle Sabine, lo spettacolo rilegge in chiave
contemporanea la celebre vicenda narrata dalla tradizione classica. Se il mito antico
poneva al centro il gesto violento del ratto e il conflitto tra Romani e Sabini, il balletto
sposta l’attenzione sul ruolo trasformativo delle figure femminili: le Sabine diventano
simbolo di autodeterminazione, riconciliazione e rinascita collettiva. Attraverso una
scrittura coreografica che intreccia tensione drammatica, visione simbolica e sensibilità
contemporanea, lo spettacolo riflette sul valore della cooperazione, dell’ascolto e della
costruzione condivisa della comunità. Il mito viene così restituito come specchio del
presente, in cui il gesto artistico si fa possibilità di armonia e di ricomposizione civile.
In scena, la stella della danza Susanna Salvi interpreta il ruolo di Ersilia ed è affiancata da
Giacomo Castellana nel ruolo di Romolo e da un ensemble di dieci danzatori del Teatro
dell'Opera di Roma: Giorgia Calenda, Gabriele Consoli, Virginia Giovanetti,
Francesca Manfredi, Valerio Marisca, Marta Marigliani, Giovanni Perugini, Martina
Quintiliani, Massimiliano Rizzo, Filippo Terrinoni.
Le coreografie sviluppano un linguaggio dal respiro neoclassico attraversato da sensibilità
contemporanee e tensione drammaturgica e sono curate da Giovanni Castelli, tra tra i
coreografi emergenti più autorevoli della nuova scena coreutica italiana.Scene e costumi
portano la firma rispettivamente di Sofia Sciamanna e Virginia Blini, il disegno luci è di
Sofia Helena Pinkiewicz, tutte parte del progetto Fabbrica – Young Artist Program del
Teatro dell'Opera di Roma.
La partitura musicale accosta compositori e mondi sonori distanti: dal minimalismo
visionario di Philip Glass alla profondità emotiva di Max Richter, fino alle sonorità rituali
di Byron Metcalf. Ne risulta un paesaggio sospeso tra ritualità, astrazione e suggestione
cinematografica, capace di sostenere l'intensità della narrazione coreografica.
La produzione è sostenuta dal Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo
dal Vivo, dal Comune di L'Aquila e dal Comune di Rieti, con il patrocinio del Teatro
dell’Opera di Roma.



