Spettacoli, La Vita inAttesa



Una riflessione interna che, diventando esterna, popola il palcoscenico semi deserto

Questa piece teatrale dolce e amara sul tempo e la vita passati, è una riflessione interna che diventando esterna popola il palcoscenico semi deserto vestendolo di intimità svelata solo a se stessi. La vita che ti aspettavi, che non è arrivata, che non hai capito, che non hai afferrato, ma ancora che vuoi comprendere e continuare a vivere con un’altra consapevolezza.

La scena viene allestita insieme ai ricordi e all'emozione che l’autore/attore fatica a contenere, levando a tratti forza al testo, ma è inevitabile quando si parla di se stessi.

Non c’è rimpianto, non c’è rimorso, ma uno sguardo al passato con gli occhi della maturità che è un divenire continuo, i giochi da bambini, i tuffi al cuore e la ricerca continua per la serenità quotidiana che è fondamentale per continuare il cammino nel presente senza dimenticare il passato, ma nello stesso tempo anche senza diventarne ostaggio.

Con garbo e delicata ironia Pino Grossi ci fa testimoni del suo percorso che è un po’ anche nostro, come un faro che indica la strada per invecchiare con stile ed eleganza.

Significative le musiche che ci hanno accompagnato: Arvo Part, Charles Trenet, Niels Petter Molvaer, Nick Cave, si sa ognuno di noi ha la sua colonna sonora che con il tempo continua ad arricchirsi, musica vecchia e nuova che si confonde, si rincorre e a volte si fonde in un tessuto unico che veste e nutre senza sosta.

Recensione di Bianca Coppola Melon


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