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Storia

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Dalla storia di Terni di Francesco Angeloni

Notizie riguardanti l’anno 520 d.c. Di San Valentino martire Secondo nel nome, nella patria e nel vescovado di Terni

Le navi che solcano l’ampiezza del mare, quantunque cariche di merci, nondimeno si espongono in quelli ondosi flutti, e tal velocità dai venti si somministra loro, che quasi aggiunte abbiano le ali, pare che più a volo che a cammino siano indirizzate; ma approdato finalmente il porto, tanto ivi gravose diventano, che sembra a chi le mira che tratto tratto all’affondare si avvicinino. Il che avviene, perche solcandosi più nell’alto il mare, laddove maggior copia d’acqua è raccolta, colà più lievemente qualunque peso è sostenuto di quello che incontri appresso il lido; perciocchè in questo, scarso di acque, conviene che il peso vi affondi. Simigliantemente dire si può, che l’agevolezza del portare i mondani affanni dipenda dalla maggiore o minor quantità del Divino amore; e che chi poco ama Iddio a qualunque peso cede; dove chiunque assai l’ama ogni grande incarco facilmente sostiene. Amò fuor di misura il suo Creatore il Ternano Valentino, e dimostrollo nell’aver sostenuto i pesi dei travagli, comuni ai mortali, con tale agevolezza, che incontrato nel felicissimo porto del martirio, invece di affondare, gli avvenne di lievemente sollevarsi dalla terra al cielo. Questi nato in Terni di pregiati parenti, ben mostrò dall’infanzia la diritta inclinazione, a cui la natura portollo, non meno per lo studio delle buone lettere, che per il culto della cattolica religione; poichè provveduto di maestri dotti e solleciti, sotto la guida di quelli, e col buon esempio da essi appreso, nelle scienze e nel timore di Dio tant’oltre si fece, che ancora tenero di età, destava in ciascuno la maraviglia per il sapere, e l’edificazione per l’esempio della modesta e santa sua vita. Gìunto che fu alla virilità, essendo per la virtù e la bontà cresciuto ogni giorno più in credito ed in ammirazione di tutti incontrò, che Iddio, dalla cui legge procede l’infallibile ordine delle
umane cose, avendo compreso l’amore, con cui il Ternano popolo accompagnò il defunto vescovo Felice, e quanto fu
nelle opere di pietà e di religione a quello ubbidiente, e la disposizione che nel ciò fare era in esso continua; ne volle il pregio con nuova grazia compensare, concedendogli altro vescovo Santo, nell’abisso della Divina mente preparatogli; che con l’ornamento di singolare bontà e dottrina dovesse mitigare in ciascuno il sostenuto cordoglio.
Pose dunque nei cuori del popolo istesso il concorrer ad eleggere nel pastorale carico Valentino, delle già narrate qualità risplendente, laonde col pubblico consenso ad una voce nell’anno 520 acclamatolo Vescovo, vi fu dal pontefice Ormisda, confermato, imperando Giustino. Ed egli vedutosi giunto a tanto importante grado, - propostosi di eseguire in tutto, ciò che al pastorale ufficio s’appartiene; voltatosi a Dio con preghiere, che in ciò gli fosse di aiuto; procurò non meno col sapere che con l’integrità della vita di trarre alla via del Signore molti di coloro, che da quella smarriti si compiacevano di seguitare gli Ariani, che allora con soverchia insolenza il tutto a lor voglia regolando, cagionavano la comune oppressione dei buoni. E nel vero, lo stabilito proponimento di sovvertire ciascuno, avrebbe a breve andare conseguito il suo effetto , se Valentino, alla guisa, dello strepito di un gran tuono, opposto non si fosse col poderoso tenore della parola evangelica, e reso vano in molti il furore di quell’eretico empito; quantunque ciò più fiate incontrasse non senza manifesto pericolo di lui. Nè gli fu di piccolo giovamento l’essere di riguardevole statura di corpo, di maestà di volto, di eloquenza e di facondia, e di accortezza tale dotato, che ben furono accomodati in esso per renderlo altrui venerabile e caro, e per recar terrore a chiunque avesse tentato manometterlo. Ma crescendo tuttavia per il numero le forze degli avversarii Goti, aumentavasi eziandio a Valentino la sollecitudine, in cui accuratamente si manteneva per oppugnarli; ne cessando Iddio di assistergli, gli somministrò l’aiuto di Procolo Siro; il quale, essendo santissimo uomo, fu creato da lui sacerdote, ed ebbelo sempre nelle fatiche compagno. Onde reso più infervorato, quasi acceso vapore, illuminando in altrui le tenebre della infedeltà, convinti moltissimi miscredenti, li ridusse al grembo della cattolica religione con sommo suo compiacimento. Tali azioni degne di ogni lode, la santa vita di Valentino in tutto esemplare e i frequenti acquisti , che egli faceva
col ritrarre le anime dalle fauci del Demonio, talmente concitarono l’ira dell’inimico infernale, che tracciatane la vendetta, nuove empie facelle d’ira nei perfidi eretici andava somministrando: onde di quella avvampati, gran turba di essi contro il santo Vescovo si spinse per ucciderlo.
Egli di ciò fatto accorto, benchè del martirio bramoso, giudicato nondimeno espediente lo schivare il rapido di quel furore, per doversi in nuovi acquisti per il sommo Dio impiegare, dalla vista di coloro sottrattosi con Procolo, a Nequino, oggi Narni, si condusse; dove non miglior incontro del già fuggito gli avvenne, perchè presi amendue pur dai Goti, furono battuti e carcerati. Ma l’angelo del Signore li sovvenne, che sui matutini dalle prigioni liberolli; e Procolo al castello di Nazano trasferitosi, Valentino a Terni tornossene: dove continuando con zelante ed intrepido cuore il già preso istituto, non guari andò, che gl’insidiosi stimoli dell’inimico dell’umano genere producendo suoi effetti negli animi di quei barbari, fu loro, finalmente assai facile il saziare la concepita voglia; perchè trovato il s. Vescovo fuori del recinto delle mura, che spiegava ad alcuni il vangelo, ivi empiamente lo coronarono del martirio; ed egli con tal pazienza e allegrezza il ricevette, che grande edificazione cagionò in coloro, che presenti vi furono; onde più costanti divennero nella fede appresa da lui. Lasciò Valentino il desiderio di sé, che argomentossi da un ben grave pianto di quel Popolo; il quale fuor di misura lagnavasi di perdere un tal cittadino e pastore. Circa 13 anni resse tal Vescovado, e lo lasciò nel 7 Gennaio 533. Fu il santo suo corpo riposto, come si tiene, nella Chiesa di san Zenone; dove a lode di Dio con miracoli maggiormente chiaro si rese.
Il Baronio nelle sue addizioni al Romano martirologio, dopo aver trattato del primo san Valentino, vescovo di Terni, soggiunge: Porro de alio Valentino eiusdem Civitatis Episcopo meminit Petrus in catalogo lib. I,-cap. 15, qui, ut ait, vixit temporibus Justini imperatoris (a); eziandio
sant’Antonino parte 3, tit. 2, trattando di, s. Procolo, favella anche del suddetto Valentino, martire e vescovo di Terni.
Hanno scritto alcuni moderni essere stata trasferita tale reliquia da Longobardi a Trento, e che di là da Tassalione duca di Baviera nella chiesa di Patavia (o Passavia) fosse poi trasportata; non ponendo essi mente, che il Valentino colà venerato, e che da Vicelsero nella sua istoria di Baviera vien descritto, di quella Chiesa, come il Surio riferisce,
fu vescovo, dove nel 1120 morì.

Autore: Enio Navonni

21/02/2008

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