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Cultura

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La Poesia estemporanea i pastori, il canto a braccio

Il “bel “ canto a braccio accompagna da sempre la vita dei pastori –persone buone, miti e solitarie temprate ai duri sacrifici, ai silenzi austeri delle nostre montagne e ,nell’inverno, della maremma- che trascorrono la loro vita nell’accudire le greggi con accanto l’amico fedele per eccellenza: il cane.

La Poesia estemporanea i pastori, il canto a braccio

Il canto a braccio

In questo numero:

Agriturismo e turismo a piedi
di Renzo Di Mario - Mondo Sabino

Estate all’insegna dei poeti
di Loretta Corrente - Mondo Sabino

Fara Sabina: termina il Laboratorio Interculturale di Pratiche Teatrali al Teatro Potlach
di Ufficio Stampa Teatro Potlach Manuela Rossetti

Gloria Paris approda in Italia
di Alberto De Angelis - Mondo Sabino

Il concorso di poesia “A. Maria Ricci”
di Alberto De Angelis - Mondo Sabino

La Laicità e le Istituzioni 30 novembre 2007
di Gianfranco Paris

Realtà e fantasia
di Giampaolo Rosati - Mondo Sabino

Soratte: l’isola dello spirito
di Mondo Sabino

Tedeschi a Vallemare e altre memorie
di Vinicio Saviantoni - Mondo Sabino

Fin dai tempi antichi questo mestiere si tramandava di padre in figlio in quanto una volta allevato il gregge quando l’anziano genitore non era più in grado di continuare l’attività veniva sostituito dai figli che avevano ereditati tutti i segreti ed erano quindi in grado di continuare da soli.
La storia varia con i tempi in un continuo evolversi di situazioni e, talvolta, tradizioni ma mantiene ferma la natura delle cose; in questo contesto si inseriscono- a pieno titolo- i poeti a braccio,gente umile pastori e contadini che dopo una giornata di dura fatica si riunivano tra loro
per esercitarsi nel canto a braccio in quanto la poesia , quella più spontanea e semplice è arte che penetra nell’animo e, nello stile fantasioso e garbato degli estempori cantori, appartiene a tutte le età basta saperla sentire e al contempo esprimere.
Tradizione vuole che il tascapane del pastore, un uomo schivo e riservato, può essere misero di pane ma non di libri; può apparire un’antitesi strana ma in realtà mostra la sua vera umanità la sua voglia di imparare immerso nella sovrumana quiete della natura; ecco allora che un libro può soddisfare la sua sete di sapere, come dire, il suo pane quotidiano.
La sera quando le greggi riposavano al chiuso degli ovili dopo cena si runivano e si dilettavano nel canto prendendo come riferimento le letture e la solitudine del giorno che doveva essere vinta; ad aiutarli nei loro componimenti poetici e nei canti oltre ad un buon formaggio di produzione propria un genuino bicchiere di vino da sempre dei poeti amico.
La poesia estemporanea viene da lontano affonda le sue radici in quel mondo agro pastorale dove fin dall’antichità si incrociavano i due generi poetici quello colto della poesia classica e quello
più modesto dell’improvvisazione che traeva le sue ispirazioni e le sue origini dalla gente e dai luoghi in cui vivevano.
Molti scrittori tra cui annoveriamo Virgilio e D’Annunzio hanno rappresentato ,con grande nostalgia, il mondo dei pastori intriso di sacrifici e rinunce la loro vita, i loro miti la forte unamità.
Questa arte può apparire lontana finita nei meandri dell’Ottocento o nei primi del Novecento ma, per nostra fortuna ,esistono e resistono ancora oggi nell’era del computer coadiuvati da artisti impegnati in vari settori della società con la stessa bravura e la stessa sensibilità creativa e si possono ascoltare al suono dell’organetto e della ciaramella nei loro incontri in occasione delle feste estive sono i Poeti a Braccio.
Nell’alta Valle del Velino, del Tronto e dell’Aterno ,tra i monti e le valli dell’Appennino centrale e nella Maremma Toscana questa nobile arte è particolarmente sentita poiché tocca le alte vette della cultura e della fantasia popolare ed ha consentito agli estempori cantori di ritagliarsi un proprio spazio creativo in quanto portatori di sapienza e spontaneità .
Tra i poeti Abruzzesi più noti ricordiamo Adriano Rinaldi, Berardino Perilli, Marcello Patrizi ed Emilio Di Donato con il suo libro in ottava rima “ IL CAGNANESE” in cui decanta la sua vita quella dei pastori, il suo Paese e l’amarezza per il declino della realtà agro pastorale; i poeti laziali più conosciuti ed apprezzati sono:Adalberto Fornari, Alessio Runci, Blandino Cisarei,Dante Valentini,Donato e Pietro de Acutis ,Felice Vanni, Paolo Santini; ci sono poi dei poeti toscani tra cui primeggia Mauro Chechi. Unica rappresentante del mondo femminile laziale che ci crede fermamente e si adopera al max delle proprie possibilità canore ed umane ,un’artista di ieri di oggi e di domani è l’intramontabile artista Allumierasca Agnese Monaldi.
Gli incontri poetici solitamente durano fino all’alba ed è proprio nelle ore più vive della notte che i poeti riescono a dare il meglio di se stessi con improvvisazioni originali e spesso con attacchi e contrasti;quella che potrebbe apparire un’esercitazione modesta è vera ed alta poesia che recupera, con il canto, la vera arte poetica talvolta adombrata dalla poesia scritta.
Quindi poeti e poesia alta con riferimenti colti temi di grande attualità ed elevata capacità d’improvvisazione in quanto dalla rima di chiusura del compagno che ha terminato
bisogna riagganciarsi per continuare ( obbligo di concatenamento).
Essi non devono solo possedere buone conoscenze-la poesia, i temi, i ritmi la memoria- ma soprattutto la capacità di improvvisare e rielaborare, in un momento, la sua arte e rimetterla in gioco nel naturale contrasto quindi una forte capacità di fare e di creare che sono il primo vero significato di ogni genere poetico; senza voler mettere assolutamente in discussione la memoria in quanto biblioteca di un mondo, di un’anima, essenza stessa della poesia con la sua passione creativa.
Importanti sono anche i riferimenti alla poesia classica che non hanno solo funzione di erudizione ma di conoscenze, sensibili e profonde, che sono praticamente le radici dei poeti e della sua arte.
La forza e la bellezza della poesia, di qualsiasi genere poetico, infondono – sempre e comunque ottimismo e, nell’era della globalizzazione selvaggia che sembra voler divorare la terra e la montagna, creano quelle sensazioni quei bei momenti di serenità di cui tutti abbiamo bisogno.
Lodevole l’iniziativa del comune di Borbona nell’organizzazione del festival del canto a braccio,ormai alla seconda edizione, che ha visto una grandissima partecipazione di pubblico ed il cui fine è quello di far vivere quest’antica tradizione.
Lodevole da questo punto di vista l’iniziativa del Comune di Borbona nell’organizzare il secondo festival del canto a braccio che ha avuto un grande successo di pubblico ed il merito di tenere in vita le tradizioni del passato .
Mi preme ora ricordare con affetto e commozione, dalle colonne di questo giornale della sua terra, un uomo,un amico, un valente poeta a braccio una persona stimata e benvoluta da tutti gli amanti della poesia: Virginio di Carmine scomparso circa un anno fa.
Con questo modestissimo articolo vorrei mettere in evidenza la bellezza e la freschezza della poesia estemporanea senza alcuna pretesa d’insegnamento ma con l’umiltà di chi sa apprezzare le doti di spontaneità e genuinità tipiche degli estempori cantori che continuano a coltivare gelosamente quel patrimonio di bontà ed umanità tipica di persone che,con animo nobile e sincero, sono vicine alla gente e alla poesia.

Autore: Nando Giammarini - Mondo Sabino

04/11/2007

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