Cultura
Estate all’insegna dei poeti
Due interessanti manifestazioni poetiche hanno caratterizzato l’estate reatina e in particolar modo sabina: la presentazione dell’antologia a Poggio Mirteto e l’incontro, con letture all’aperto, sul monte Soratte ricordando il poeta Angelo Pozzi.
In un piccolo e caratteristico vicolo, nel Palazzo della Cultura (Museo “Ercole Nardi”) organizzato dalla “Associazione Culturale Amici del Museo” di Poggio Mirteto, sabato 30 giugno, è stato presentato il libro Rime sabine, Antologia di poeti a cura di Felice Paniconi, Edizioni Croce, Roma, 2007. Sono intervenuti, insieme ai poeti e a un buon numero di persone che hanno a cuore la poesia e la cultura, il prof. Gianfranco Formichetti, assessore alla cultura del Comune di Rieti e Antonio Veneziani, poeta romano e collaboratore di varie case editrici e riviste letterarie. Ha coordinato la presentazione il prof. Giornetti, Presidente dell’Associazione culturale Amici del Museo, che ha illustrato l’attività culturale del centro sabino.
L’antologia raccoglie 22 poeti per una maggiore diffusione e conoscenza della cultura sabina e della provincia: Andreoni Alessandro, Angeletti Luigi, Bertollini Cristina, Caprioli Angelo, Cavallari Angela, Colletti Zefferino, Cometa Olga, De Santis Nazzarena, Bagordo Gaetano, Del Bufalo Marco, Di Venanzio Agnese, Dragonetti Giuseppe, Faraglia Angela, Giammarini Nando, Grizi Mario, Mancini Giovanna, Mattei Giuseppe, Pasquali Giovanna, Pozzi Angelo, Scarinci Giovanni, Siracusa Giuseppe, Stefanelli Sergio. L’antologia contiene una prefazione del poeta romano Biagio Cipolletta, una nota critica del curatore Felice Paniconi ed è illustrata con immagini pittoriche che riguardano particolari di Stimigliano e della “Bassa Sabina” del noto pittore Mario Bagordo. L’opera, come hanno ben evidenziato il prof. Formichetti, raccoglie poeti di grande valore e spessore, poeti che nel tempo hanno creato un proprio linguaggio, una propria musicalità ed un proprio mondo.
Il curatore del libro, prof. Felice Paniconi, ha ribadito che la poesia è soprattutto, come dicevano gli antichi, misura, dimensione, è canto, è ritmo, è verso. Ed il verso è in un certo senso il solco e, anche come sostiene l’etimologia, il verso è il solco dritto, la linea. Una linea che divide la pagina, il campo in due parti, in tante parti e dà sicurezza, dà certezza il verso dritto, non è un procedere a tratti, zizzagando. Verso è direzione, da vertere – volgere e verso vuol dire anche capovolgere, nell’indovinello veronese verso è versoio cioè l’aratro. Vertere a sua volta deriva da una radice indoeuropea WERT: volgere, volgere in senso verticale, quindi divenire, cercare la propria esistenza. C’è, come è evidente, uno stretto rapporto tra poesia – verso e mondo contadino, mondo bucolico ed i poeti che sono raccolti nell’antologia hanno tutti uno stretto rapporto, spesso nostalgico, con la natura, con l’ambiente, con il mondo in cui uno vive e cerca di far radici.
Ogni autore adopera con libertà tutti i mezzi espressivi che la vita e le parole gli mettono a disposizione e che gli servono. C’è un largo uso di versi brevi, di versi che tendono alla sintesi di un pensiero, che spesso è espresso con un verso dialettale vero, sentito. Il poeta va sempre alla ricerca di una voce, di un assoluto, ma appena riesce a trovarlo è pronto ad abbatterlo per partire di nuovo. E’ un infinito che trova la sua ragione e logica non nel finito ma nella ricerca. E la poesia non sta nell’infinito o nel finito, la poesia sta nella ricerca, nel gesto, nell’atto, nella parola. Tutti gli uomini stanno ai margini del mondo e lottano per conquistare il centro che non è il centro ma che è il cuore di ognuno, è la parola, la poesia. E una poesia è poesia quando suscita un sentimento di bellezza, quando crea piacere, quando uno dice, ecco questo avrei potuto scriverlo anch’io ma non ne ho avuto il coraggio. Una poesia è bella quando riesce a dare concretezza e visibilità a un’idea, a un desiderio a un moto dell’anima, a un amore.
L’incontro poetico è terminato con la lettura, da parte dei poeti, delle proprie composizioni ed è stata apprezzata, in modo particolare, la poesia in vernacolo che mantiene viva e attuale una lingua che molti vogliono mettere al bando; una lingua invece che è strettamente figlia del latino e legata alla vita, agli usi e alle tradizioni della civiltà contadina dei paesi sabini.
Autore: Loretta Corrente - Mondo Sabino
02/11/2007
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