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Cultura

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Agriturismo e turismo a piedi

L’agriturìsmo può essere visto come sintesi di iniziative agricole, turistiche, culturali e ricreative e si colloca come momento di soddisfazione delle esigenze espresse dall’uomo contemporaneo che si prefigge la rivalutazione e la valorizzazione dell’ambiente naturale con il quale si integra e ínteragisce.
Si sviluppa in Italia dalla metà degli anni Sessanta con le finalità di integrare il reddito dell’agrìcoltore, di utilizzare la forza lavoro dell’azienda agricola, di trascorrere la vacanza a diretto contatto con la natura, di recuperare e conservare edifici abbandonati, di valorizzazione i prodotti tipici e di creare ed organizzare scambi culturali e sociali tra città e campagna.
Le regioni più interessate all’agriturismo sono il Veneto, l’Emilia Romana, il Trentino – Alto Adige, l’Umbria e il Lazio.
Nel Lazio su 602 aziende iscritte all’albo, solo 132 risultano quelle effettivamente operanti.
Risultano funzionanti norme sanitarie per le aziende agrituristiche, non parificabìli agli esercizi commerciali, di affittacarnere, albergo e campeggio, proprio per distinguere il carattere familiare e di integrazione del reddito agricolo da altre forme di attività legate al turismo.
E’ pure operante un’Agenzia Regionale per la promozione turistica del Lazio.Il primo approccio del turista con la Sabina è all’insegna della natura: gli spazi verdi che lo accolgono gli infondono un’immagine di allegria e serenità che ben si sposa con la cordialità tipica degli abitanti, invitati a liberare la fantasia per creare degli itinerari ideali alla scoperta delle attrattive dei territorio. Il patrimonio naturalistico e paesaggistico, monumentale e religioso, culturale, termale e gastronomico della provincia consente un flusso turistico significativo. Gli amanti dei paesaggi hanno l’imbarazzo della scelta nella visita dei boschi di fiumi come il Tevere, il Velino, il Salto, il Turano, lo Scandarello, le montagne del versante appenninico come il gruppo del Terminillo, i monti di Duchessa e di Navegna che fanno corollario alla valle del Velino. Motivi di grande interesse non mancano nella scoperta dei siti archeologici, dei castelli, delle rocche medioevali, delle antiche abbazie e delle chiese, ricche di opere d’arte. La cucina ha molto da offrire con le specialità gastronomiche e soprattutto al suo rinomato olio, giudicato, fin dall’antichità da Galeno il migliore del mondo per le sue qualità nutrízíonali e terapetifiche. La Sabina, definita da Cicerone “Fiore d’Italia e decoro e forza della Repubblica”, ha mantenuto inalterate nei secoli le caratteristiche della sua civiltà rurale, fatta di tenacia, laboriosità, onestà, senso pratico. In ogni sua strada, in ogni suo borgo, in ogni suo vicolo, evoca serenità, ospitalità, benignità, ricordi di un lontano passato, mai veramente trascorso: qualità che le hanno consentito di innestarsi nella linfa rigogliosa della civiltà romana. Preziosi riferimenti si rinvengono nel “Progetto Turistico-Sabina mater”, mirato a far conoscere la storia, le leggende, le tradizioni che l’antico popolo dei sabini ha saputo creare e trasfondere nell’antica Roma, con i re Numa e Tazio le prime istituzioni pubbliche, i primi ordinamenti, le prime leggi, le prime attività religiose, i principali rudimenti agricoli, che con Varrone, Orazio e imperatori di casa Flavia ha reso l’Urbe più magnifica, funzionale e monumentale. Con il suo più antico tracciato che risale alla preistoria, la Salaria, partendo dall’Adriatico, portava a Roma sale, prodotti alimentari e passeggeri. La sua importanza e il suo contributo sociale, economico e turistico hanno costituito un costante riferimento anche per la creazione di associazioni e sodalizi, tipo quello della valle del Velino di “Via dei Sale”.
Fin dall’agosto 2002 è stato ripristinato l’antico progetto della navigabilità sul Tevere con il nome di VATE che coinvolge 21 comuni della provincia reatina e 11 di quella romana.
Una società di gestione pubblica-privata potrebbe conferire specifica valenza economica, turistica logistica e dell’accoglienza ai paesi che si affacciano sulle sponde del fiume, solcate da battelli che approderanno a Collevecchio, Gavignano e Poggio Mirteto paese cerniera con la Provincia di Roma. Particolare attenzione è rivolta anche al turismo religioso oltre all’aspetto devozionale, che è preminente, esso si caratterizza per un notevole giro d’affari e per un indistinto amalgama di culture e razze. Non vanno sottovalutati i motivi di condivisione e di apertura mentale. Tra ì grandi cammini europei dei pellegrinaggi, dopo Lourdes e Fatima, va considerato il progetto trainante della Via Franchigena di San Francesco che assume carattere europeo e si prefigge di recuperare, valorizzare e gestire il tessuto paesaggistico e culturale del viaggio di Carlo Magno da Aquísgrana a Roma, dove, nel Natale dell’ottocento fu incoronato imperatore. Oltre a vari comuni italiani sono interessati al progetto alcuni centri sabini con Fara come capofila. La progettazione, oltre agli incontri ed alla diffusione della memoria storica, politica, artistica ed economica, sta a sottolineare l’impegno per la ricerca delle origini comuni, dell’adolescenza feconda della nostra civiltà e dell’integrazione dei popoli europei.
Non diversamente, il monachesimo Benedettino del centro solare di Farfa, foro fecondo di eletta spiritualità, mirabile cultura ed operosa missione civilizzatrice, con “ora et labora”, conferì, in epoca medioevale, alle genti sabine, disperse, travagliate, diseredate e sfiduciate, nuova speranza, protezione,sicurezza, lavoro ed accoglienza.
Sublime fusione di misticismo orientale e spirito pratico trasformò le spade in vomeri e gli spineti in rigogliosi oliveti. Il flusso dei pellegrini e dei turisti, in vista al monastero ed alle sue adiacenze è andato sempre più intensificandosi attraverso il tempo. Nell’antica Cattedrale dei Sabini, dove il Principe degli Apostoli aveva annunciato la “Buona Novella”, per tutto il Medioevo, turbe orantì e commosse di fedeli si recavano, peregrinando, a deporre le loro preci e le loro pubbliche davanti effigie della Madonna della Lode, A cementare l’unione e la valorizzazione religiosa e turistica della Galizia con la Sabina è stato realizzato il progetto Xacobeo mediante il quale si è reso possibile realizzare il marketing del celebre cammíno iberico di Santiago di Compostela e quello reatino del Poverello di Assìsi. Ideato dall’Azienda di Promozione Turistica di Rieti, il cammino dì Francesco è legato alla vita ed alla missione del Santo nella Valle Santa, celebre per i suoi quattro Santuari.
In essa compì quattro gesti fondamentali: il primo presepio della cristianità a Greccio nel 1223, la regola dell’ordine a Fonte Colombo, l’inno suggestivo del cantico delle creature alla Foresta, il sabato alle buone genti sabine e l’inizio della sua predicazione itinerante a Poggio Bustone. In un circuito che sì snoda in mezzo al verde ed alla natura incontaminata è possibile percorrere e rievocare, per 80 chilometri, le orme di S.Francesco anche sulle vette innevate del Terminillo nell’antico borgo di Machilone (ora Posta) nel bosco del faggio di Rívodutri e lungo i sentieri della Rieti medioevale.
Al termine del percorso, come nel più noto cammino di S. Jacopo di Compostela, sì può ricevere il passaporto del pellegrino.

Autore: Renzo Di Mario - Mondo Sabino

04/11/2007

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