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Proposta per un museo del ricamo, Rieti lo merita

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In questo numero:

Agriturismo e turismo a piedi in Sabina
di Renzo Di Mario

La dodicesima notte
di Ugo Fangareggi

La Filumena francese di Gloria Paris
di Vincenzo Masi

L’ercole olivario
di Mondo Sabino

Origine del culto rurale di Sant’Antonio abate
di Maurizio Perelli

Nell’ottobre 2006 si è tenuta a Rieti, nella Biblioteca Comunale Paroniana, una mostra di ricamo che ha riscosso grande successo. Ne hanno parlato stampa e televisione locali, e non solo. L’iniziativa è partita dalla signora Floriana Rinaldi. La Rinaldi dal 1997 dirige una Scuola di Ricamo da lei stessa fondata, che recentissimamente si è costituita in associazione “Rieti Ricama”. Erano in esposizione lavori di questa scuola e numerosi e splendidi pezzi storici dei gloriosi laboratori reatini del secolo scorso.
E qui viene il bello e l’interessante. Perché Rieti ha un passato di singolare prestigio nella storia del ricamo. A Rieti, infatti, per iniziativa della contessa Carolina Maraini, tra l’inizio del 1900 e il 1950, sorsero e prosperarono cinque sei grandi laboratori ed altri minori, che diedero lustro e raffinatezza al punto ombra e crearono il punto Rieti.
Questi laboratori, nel massimo della loro fioritura (anni 25-35 del secolo scorso) davano lavoro a più di millecinquecento donne, che ricamavano per case principesche e per la stessa casa Savoia, rifornivano famosi negozi di Roma, Firenze e Milano ed esportavano in Europa e negli Stati Uniti. Un raro connubio di arte (per la raffinatezza dei lavori) e industria (per la dimensione della manodopera e l’ampiezza del mercato). Poi, con il cambiamento dei tempi, è andato scomparendo a livello di laboratorio, per sopravvivere però in quello privato.
Per avere informazioni su questo prestigioso passato, di cui restano pochissime tracce scritte, la signora Floriana si è rivolta alle ricamatrici ancora viventi, vere arche di memorie. In questo modo ha raccolto e ha scoperto che molte famiglie della nostra città considerano giustamente i ricami di un tempo veri e propri tesori, che tengono riposti gelosamente in armadi e perfino in casseforti. Ma così facendo non ne godono loro, né il pubblico, né le sapienti artefici. Nascondendo queste pregevoli opere d’arte (proprio così), se ne oscurano le esecutrici, destinandole a rimanere per sempre sconosciute e privandole della fama che meritano.
E allora da questo giornale io lancio la proposta di costituire a Rieti un Museo del Ricamo. La stessa Carolina Maraini, che, come già detto, fu la promotrice del ricamo a Rieti, dopo aver collezionato ricami per tutta la vita, ne fece dono al Museo Tessile San Gallo (Svizzera), che oggi può vantarsi di custodire ben 169 suoi pezzi d’inestimabile valore.
Creare un Museo del Ricamo a Rieti significa portare alla luce un patrimonio di bellezza e dare notorietà a un aspetto artistico e culturale inedito del nostro passato, oltre che rendere giusto merito alle tante donne reatine che operarono egregiamente in questo campo.
L’invito, anzi l’appello, è rivolto alla sensibilità e lungimiranza delle istituzioni pubbliche perché promuovano l’iniziativa, e ai privati perché contribuiscano, con le loro donazioni o prestiti temporanei, a rendere fruibili a tutti queste autentiche opere d’arte di cui sono in possesso. Sarà questo il modo migliore per onorare le loro nonne o bisnonne, care a coloro che hanno ereditato questi preziosi cimeli, alla città e a quanti potranno in futuro ammirarne le opere. A proposito di donazioni, vi sono già interessanti adesioni, che diventeranno effettive appena il Museo sarà costituito.
Infine vorrei pregare tutte le persone che sono in grado di fornire notizie orali e scritte, documenti di qualsiasi genere, foto, disegni ecc. sul ricamo a Rieti di mettersi in contatto con Floriana Rinaldi, Via Cipriani 339/7, Rieti, tel. 0746250886. Serviranno al sottoscritto per compilare un libro (già in preparazione) su questo affascinante mondo del lavoro femminile nella nostra città.

Autore: Vincenzo di Flavio

02/12/2007

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