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La dodicesima notte

Appunti per una autobiografia d’autore

La dodicesima notte

Il diario di Anna Frank di F. Goodrich e A. HAckett, con Anna Maria Guarnieri

In questo numero:

Agriturismo e turismo a piedi in Sabina
di Renzo Di Mario

La Filumena francese di Gloria Paris
di Vincenzo Masi

L’ercole olivario
di Mondo Sabino

Origine del culto rurale di Sant’Antonio abate
di Maurizio Perelli

Proposta per un museo del ricamo, Rieti lo merita
di Vincenzo di Flavio

Dal “Carignano” di Torino, le repliche continuarono al Teatro Valle di Roma e, finalmente, dopo tanti anni che venivo nella capitale per trovare i parenti col desiderio di fermarmi per fare questo mestiere, ci ero riuscito… ed ora ero al settimo cielo, ma sopra il “cupolone”. Prima che “Ciascuno a suo modo” si sciogliesse e mentre Squarzina metteva in prova “Il Diavolo ed il buon Dio” di Sartre, un bravo e simpaticissimo attore, Nico Pepe, mi consigliò di farmi delle foto che le avrebbe date alla sua agenzia, dal momento che, oltre a un po’ di doti, con la faccia che possedevo non potevo che fare cinema. Così accadde. Andai…. oltre il 7° cielo..non vedevo più neppure il cupolone. E mi porto sempre dietro quel bellissimo aneddoto che lui stesso amava ripetere quando saliva le scale: “Quando Nico fa le scale si può dir che Pepe.. sale” Stupendo! Un altro componente la compagnia dello stabile di Genova, Guido Marchi, dopo il Pirandelo aveva una scrittura con la “Compagnia dei Giovani” e mi suggerì di accettare una figurazione nella stessa, in attesa di cose più grosse. Fù così che conobbi quella meravigliosa coltissima persona e strepitoso attore che portava il nome di ROMOLO VALLI. Metteva in scena “La 12a notte” di Shakespeare con la regia dell’altro grande GIORGIO DE LULLO. Feci con loro una tournè da Gennaio a Marzo girando mezza Italia e scoprendo città, teatri, musei, cinema, posti, ristoranti, persone, amici personalità, ma soprattutto, vivendo con quella compagnia, scoprii romanzi, poesia, pittura, testi e feci delle esperienze Teatrali, che se fossi rimasto a Genova per continuare a fare “l’apprendista scelto odontotecnico”, come mi aveva qualificato nel libretto quel farabutto di sfruttatore del mio principale, tale Scarafoni che in OTTO anni non mi ha versato neppure una “marchetta” come le chiamavamo noi a Genova, oltre a non sognarmele neppure, sarei andato sotto ad un tram obnubilato dal “maldifegato”. Nel frattempo De Lullo, nei vari teatri che si andava, metteva in prova “Gli Ostaggi” di Brendam Bean, un autore irlandese dai toni forti. Ho imparato più assistendo alla quelle messe in scena dai due primi registi che ho conosciuto che cento giorni di accademie! ROSSELLA FALK, l’adorabile ANNA MARIA GUARNIERI, quanto mi piaceva e come invidiavo Pasquale Festa Campanile! L’uomo suo, all’epoca, ELSA ALBANI FERRUCCIO DE CERESA, il grande Alfredo Bianchini, grande in filosofia e grande cantore di filastrocche, favole, strambotti Toscani; Grande!!. Ricordo che con Valli parlavano di un certo LIGABUE, un pittore naif che avevano conosciuto ed acquistato delle sue opere a Gualtieri. Ricordo che una sera. De Lullo, mentre faceva il monologo parlando della bella Guarnieri, era quasi sommerso dalle varie tossi del pubblico per il brutto tempo del pieno inverno Emiliano, lo troncò dicendo con tono solo pochissimo più basso: “….ma dove sono? In un tubercolosario?” ed uscì di scena. Si continuò con nonchalant, ma quel gelo reale che c’era fuori dal Teatro, sembrò entrare dentro, virtuale per fare da sedativo ai vari “tossicanti”. Oltre ai vari giri in bicicletta, che affittavamo durante il giorno prima di lavorare alla sera in Teatro, con alcuni colleghi, c’è stata una gita a Canossa, da Reggio E. a Canossa, e lì feci come Enrico 4°, attesi per trenta minuti, non tre giorni, per essere ricevuto dalla contessa Matilde! Lei non si presentò, ne io potei essere ricevuto….xchè era passato tanto
tempo…ma al contrario dell’imperatore, vestito normale e con le scarpe, non mostrai né pentimento, né chiesi che mi fosse tolta la scomunica per aver abbandonato l’odontotecnica ed intrapreso il mestiere dell’attore alla Wanda, mia madre, nella quale identificavo la contessa Matilde. Finita la tournèe con i “giovani” tornai a Roma, ospite di una prozia, a M. Mario, dove creai il mio “headquartes”, vissi per trent’anni, e in attesa del CINEMA, portando dietro il ricordo di R.Valli ed A.M. Guarnieri ai quali rendo omaggio.

Autore: Ugo Fangareggi

02/12/2007

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